Ma che nebbia c’è

17 Mag

Mentre cerco di districarmi tra le nozioni inviate dal prof Andreas e i suggerimenti dei compagni del villaggio mi tornano in mente vecchi ricordi, come se un tagg li avesse acchiappati e riportati alla luce per condividerli con voi e magari trarne un insegnamento utile e costruttivo. Durante le mie vacanze estive fino all’eta di 14 anni(da qui in avanti si otteneva il “libretto di lavoro” e subito si cercava qualche occupazione in alberghi o ristoranti) potevo considerarmi una cow-girl, seguivo la transumanza delle greggi e curavo le mucche al pascolo, tutto questo con non poche difficoltà visto la conformazione a V della mia valle e le difficoltà di collegamento per raggiungere i pascoli più alti. Il trascorrere delle giornate, con qualsiasi situazione meteomucche(le mucche mangiano anche quando piove) mi ha permesso di osservare e riflettere sugli straordinari scenari che la natura ci offre e i suoi cambiamenti repentini che a volte disorientano noi, poveri uomini…Diverse volte mi è capitato di osservare la nebbia salire veloce, strisciando silenziosa lungo i pendii della valle e ricoprire tutto oscurando la visibilità e rendendo impossibile orientarsi a chi non conosceva perfettamente ogni sasso o sentiero. Per noi ragazzi era un gioco assai divertente accompagnare gli sventurati turisti che non riuscivano ad orientarsi e giravano in tondo senza trovare il “Rifugio Volta “, unico riparo dove passare la notte, o il sentiero per scendere a valle. Molte volte mi chiedevo come fosse possibile perdere così facilmente la cognizione dello spazio e dell’orintamento semplicemente perchéun velo sottile e impalpabile toglieva loro la capacità di vedere. Ora mentre cerco di orientarmi in linguaggi e metodi a me sconosciuti, mi sento proprio spaesata come i turisti persi nella nebbia, cerco una persona amica che mi guidi fino al “Rifugio” e mentre l’agitazione o terrore di non capire o di non riuscire a trovare la via mi sta per assalire, ecco che un altro collegamento mi tagga, mi acchiappa un nuovo ricordo, mi siedo su un sasso e aspetto, cosa… semplice aspetto che piano piano il sole bruci coi suoi caldi raggi la nebbia, proprio come il prof col suo parlare mi illumina e mi schiarisce le idee, oppure aspetto il passaggio di un pastore che più esperto si orienta anche nella nebbia, proprio come i compagni del villaggio da cui ogni giorno traggo insegnamenti e nuove vie di fuga, o come ultima possibilità mi calmo e incomincio a sondare tutti i miei sensi, non solo la vista, comincio a distinguere i campanacci delle mucche o il rumore del torrente che mi aiutano a trovare la giusta direzione, proprio come gli argomenti fino ad ora trattati mi permettono di muovere i primi passi, anche da sola, senza più la paura di finire nel burrone. Si, sto proprio assaporando tutte quelle emozioni della cow-girl che va esplorando nella nebbia un meraviglioso mondo da scoprire….provate a chiudere gli occhi e immergetevi anche voi

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Un suono di campane..

29 Apr

Il villaggio virtuale nel quale abito è in continua espansione, nuove case, alcuni palazzi ,non troppo alti, stonerebbero con tutte queste villette, strade ponti e tanti nuovi vicini, a volte è difficile riconoscere qualcuno in tutto questo caos, o capire quale sia il messaggio e l’indicazione giusta da seguire. Così è nata l’idea di trasformare tutta questa energia in qualcosa di semplice, collegare le indicazioni guida a oggetti o situazioni a me congeniali. Praticamente realizzo una mia mappa-mentale collegando gli insegnamenti del prof e dei compagni a oggetti e situazioni di vita più o meno comune a tutti,  quindi memorizzo meglio il termine tecnico, che nella maggior parte delle volte è scritto in inglese.

Ora mi trovo proprio qui a parlare di campane (http://www.unionecampanaribolognesi.it ), perché sono la prima cosa a cui ho pensato quando il prof Andreas ha nominato la parola “aggregatori”  o la parola “feed” . Quando poi ci ha illustrato come funziona, come è possibile ricevere in modo veloce ed aggiornato notizie e commenti da blog scelti da noi, questa mia convinzione si fatta acor più sicura. Le campane infatti sono state, da sempre, un richiamo, un modo per allertare la popolazione che qualcosa di nuovo era successo o stava per avvenire, un modo per aggregare, unire gli abitanti delle terre e delle campagne circostanti il villaggio. Le campane propagano sotto forma di onde il loro suono per tutta la valle, vengono udite da chi è vicino e anche da chi è lontano.   Altro esempio calzante e guardare cosa succede nel villaggio non appena le campane avvisano che il prof. ha inviato un messaggio, tutti quanti escono, abbandonano momentaneamente le loro occupazioni, incominciano a parlare tra di loro, a dirigersi verso quel suono che li attrae. Subito dopo aver fatto loro il messaggio, si mettono all’opera, diffondono a loro volta la notizia ricevuta, con nuovi rintocchi di campane che si propagano nelle campagne e nelle valli circostanti.

Altra similitudine che mi ha colpito è il simbolo dei feedsembra proprio la propagazione delle onde dopo il rintocco delle campane. Cos’altro posso aggiungere, spero di aver collaborato ad ampliare quest’onda sonora che da giorni echeggia nel villaggio, forza cittadini alzatevi c’è da lavorare………….

Loro non possono mancare

27 Apr

 Nebbia, grande spirito d'avventura. fa parte dei fedelissimi amici a quattro zampe che non possono mancare nel nostro villaggio virtuale

Nebbia, grande spirito d’avventura. fa parte dei fedelissimi amici a quattro zampe che non possono mancare nel nostro villaggio virtuale

Non poteva mancare la piccola Honey-Moon faccia da furbetta e tanta voglia di esplorare il nuovo villaggio con noi.

Non poteva mancare la piccola Honey-Moon faccia da furbetta e tanta voglia di esplorare il nuovo villaggio con noi.

Eccomi qui anche oggi a ritagliarmi un attimo, tra il lavoro e i figli per esercitarmi in questa nuova applicazione, inserire delle foto prese da una cartella del computer e inserite in questo articolo, non so ancora quale sarà il risultato finale, mi perdonerete se la grafica non sarà delle migliori, di sicuro queste due immagini vi ripagheranno dei miei errori. Inoltre pensavo che in un villaggio che si rispetti non possono mancare gli animali domestici, amici fedeli sempre pronti a seguirci nelle nostre avventure, anche quando sembrano impossibili, pensate che anche ora che mi ritrovo qui a scrivere, ancora col camino acceso poiché questa primavera non vuole proprio arrivare, il mio bel cagnone Nebbia è qui ai miei piedi che dorme tranquillo, quasi sapesse che oggi l’unico viaggio da fare è un viaggio virtuale… 🙂

Una gerla di applicazioni

27 Apr

Eccomi qui a condividere un pezzettino di strada con altri compagni nel nostro villaggio virtuale, non li conosco personalmente, ma leggendo nei loro blog posso incominciare a capire la loro personalità e apprendere nuove conoscenze ed applicazioni. Dove conservare, però tutte queste cose, senza perdere nulla, anzi dove poter riporre queste conoscenze così che altri possano usufruirne?

Normalmente si sente dire:” Ho un bagaglio di conoscenze o d’ esperienze”, ma subito penso che normalmente i bagagli sono super sigillati con lucchetti e codici segreti così che nessuno possa sbirciarci dentro e vedere i nostri   preziosi oggetti. Altre volte si dice :”Ho un cassetto di ricordi”, ma i cassetti rimangono chiusi e la maggior parte delle volte quando si aprono si vedono solo le prime cose, quelle messe più recentemente, mentre sul fondo svaniscono anche cose importanti. Onestamente per trasportare tutte le informazioni utili,  da applicare nella vita di tutti i giorni,  vorrei un oggetto più capiente, solido e resistente, che si adatti alle varie esigenze e che sia facilmente ispezionabile. Ecco perché la scelta della GERLA, penserete “ma quanto è all’antica questa qui!!  No , non mi ritengo all’antica  ma coi miei 40 anni ho comunque avuto la possibilità di vivere il passaggio dalle generazioni prettamente impegnate nell’agricoltura e nella pastorizia alle nuove generazioni impegnate in attività industrializzate o nel settore informatico. Questo passaggio mi ha permesso di prendere da entrambe le generazioni quello che io ritengo importante e utile, infatti eccomi qui a caricare le prime applicazioni scoperte nel blog di uno degli abitanti del villaggio (http://studiaconme.wordpress.com/) nella mia gerla. Come vedete ho provato subito ad applicare i suoi consigli e spero così di rendere più divertenti i miei post, naturalmente la gerla non è chiusa, per sua natura è aperta e chiunque di voi, se interessato, ci può sbirciare dentro e prendere quello che gli interessa, oppure mandarmi nuove applicazioni e informazioni da riporvi.

Via aggiungo per chi non sapesse cos’è una gerla un link http://www.youtube.com/watch?v=CuRs_rnP2jU

Se qualcuno mi sa dire come fare su wordpress ad inserire direttamente il video  senza mandarvici tramite link  mi permetterà di aumentare le cose da condividere . 🙂 🙂

Aneddoto del viaggiatore…

23 Apr

Ho passato le ultime 2 ore girovagando tra le vie del villaggio virtuale creato col corso del prof Andreas (http://iamarf.org), ho curiosato un pochino nelle case in costruzione e nei giardini dei compagni,  da alcuni ho capito immediatamente il linguaggio utilizzato, da  altri invece i termini usati sono un pochino complicati ma penso che pian pianino il prof  aiuterà, quelli come me, a colmare le lacune, così da raggiungere e soprattutto comprendere il linguaggio del villaggio. A questo proposito voglio raccontarvi un simpatico aneddoto:

Circa una ventina di anni fa, mi sono trasferita dalle montagne della Val Chiavenna ad un paese alle porte di Varese dove mi sono sposata, qui ho conosciuto mia cognata (per tutti gli abitanti del villaggio “c’era l’H”), che da brava cittadina, studentessa modello all’università di Torino, si esprimeva con un lessico perfetto e impeccabile ma era poco propensa ad accettare suggerimenti fatti con un linguaggio semplice, terra-terra. Un giorno spiegandogli la strada per raggiungere Verceia, non esisteva ancora goglemaps o i vari navigatori, si utilizzavano le vecchie e amate cartine da consultare prima della partenza, gli dissi queste parole:”Guarda la strada è semplicissima, costeggi tutto il lago do Como, quando attraversi il ponte del Passo svolti a sinistra fai un tirone (traduzione poco ortodossa dal dialetto tirum) allo stop svolti di nuovo a sinistra percorri un’altro tirone e subito dopo la galleria se arrivata, hai capito tutto? Vuoi che ti rispieghi?. Risposta:”Stai tranquilla ho capito tutto”.

In verità non aveva compreso il significato di alcune parole e tornata a casa aveva subito aperto il vocabolario cercando di comprendere inutilmente  queste parole che, non rientrano nel lessico italiano, ma sono parole di uso dialettale trasformate e italianizzate nel corso degli anni dai giovani che utilizzano sempre meno i vari dialetti. Come si è conclusa l’avventura…. Samy non è mai arrivata, se avesse chiesto subito il significato della parola tirum gli avrei risposto … “semplice un rettilineo” :). Ora a distanza di anni utilizziamo questo aneddoto come barzelletta per ridere durante le cene in compagnia e spero che vi faccia sorridere.. :), ho voluto raccontarvelo anche per aprire delle’altre riflessione, prima di tutto il fatto che navigando nel villaggio molte volte sento parole a me sconosciute, per fortuna che basta chiedere al prof o ai compagni per avere poi una traduzione terra-terre del significato di queste parole, in secondo luogo che non esiste, a mio parere, un linguaggio più importante di un’altro o più  indispensabile, esistono tanti linguaggi che nella vita di tutti i giorni ci permettono di  interagire, muoverci, lavorare, andare in vacanza ecc. ecc e la loro importanza dipende dal luogo dove siamo e dal’attimo che stiamo vivendo,  una cosa è sicura il SORRISO E L’ALLEGRIA sono linguaggi comprensibili a tutti.

cammin facendo…

18 Apr

Sono finalmente riuscita a”partorire” questo blog, voglio proprio usare questa parola poiché la difficoltà è stata quasi la medesima e ora mi ritrovo tra le mani questo piccolo essere senza sapere bene come gestirlo e impostarlo. Forte del fatto che sono comunque riuscita a crescere tre figli riuscirò a gestire e capire questo mio piccolo nascituro, il mio piccolo Blog, poi penso che per quello che non comprendo farò domande a destra e sinistra e il villaggio sicuramente mi risponderà.

Ora però vorrei tornare qualche passo indietro e dare qualche spiegazione sul titolo “cizzina” non è un nome inventato ma è il richiamo che si usa con le capre, avete capito bene, io mi considero un individuo in cammino, non per ricercare qualche cosa di particolare o per diventare qualcuno ma perché sono qualcuno ed apprendo ogni giorno qualche cosa di particolare, quindi tutto ciò che ho già provato e vissuto ha forgiato e plasmato ciò che sono. Le mie radici sono ben salde nella cultura di montagna, dove sono nata, potete vederne uno scorcio di panorama nella foto del blog o  http://www.paesidivaltellina.it/valdeiratti/index.htm  qui ho appreso più cose guardando la natura e vivendoci in strettissimo contato, che da qualsiasi libro di scienze, ho veramente modellato il mio carattere stimolando la curiosità di imparare e la tenacia piuttosto che la pazienza che per forza di cose devi assimilare in un ambiente difficile come quello montano. Quando poi dopo essermi sposata mi sono trasferita nel Varesotto ho portato con me questo mio bagaglio fatto anche di suoni e di parole dialettali che a volte, a distanza di anni, non riesco ancora a tradurre in italiano ma utilizzo nel mio parlato generando  ilarità o sgomento in quelli che mi ascoltano. Uno di questi termini è proprio Cizzina col quale abitualmente vengono chiamate le capre, libere al pascolo, per dar loro pane o sale, ma negli anni è diventato il nick-name col quale amici e cognata (cera l’H) mi beffeggiano 🙂 , così ho pensato quale nome è meglio azzeccato per rappresentarmi, e quale avatar mi rappresenterebbe meglio di un piccolo capretto che si affaccia incuriosito e sprizzante di vitalità fuori dal recinto…

C’era una volta….

17 Apr

Tutte le storie ascoltate o lette nella mia infanzia, divorate mentre in piena notte assimilavo racconti fantasiosi di nuovi mondi o isole sperdute, iniziavano così, ora nello stesso modo voglio iniziare la stesura del Mio libro, che racconta  la stravagante avventura in un mondo assai incantato, scoperto quasi per caso….